Monthly Archive for November, 2008

Mendicante a quattro anni, i giudici: non è schiavitù

ROMA — Un bambino rom, anche se di soli quattro anni, che mendica insieme con la mamma, e lo fa soltanto per alcune ore e non per l’intera giornata, non è sfruttato e la mamma non può essere condannata per riduzione in schiavitù. Lasciandosi dietro una lunga scia di reazioni indignate o perlomeno dubbiose, la Cassazione ha così annullato una sentenza della Corte d’Appello di Napoli che aveva condannato Mia, una madre rom scoperta a fare accattonaggio con il figlio.

Per la Suprema Corte non soltanto Mia non faceva parte «di un’organizzazione volta allo sfruttamento dei minori», ma occorre anche «prestare attenzione alle situazioni reali». Primo: la donna mendicava per povertà. Secondo: mendicava con il figlio soltanto dalle 9 alle 13, quindi non c’è «quella integrale negazione della libertà e dignità umana del bambino che consente di ritenere che versi in stato di completa servitù ». Terzo: non si possono «criminalizzare condotte che rientrino nella tradizione culturale di un popolo». Il mangel, l’accattonaggio usualmente praticato dagli zingari, scrive la Cassazione, per «alcune comunità etniche costituisce una condizione di vita tradizionale molto radicata nella cultura».

Il relativismo etico.

Solidarietà ai Camerati di AU Bologna aggrediti dai collettivi

Dal Resto del Carlino:

TENSIONE IN PIAZZA VERDI

Lancio di uova contro gazebo
Collettivi contro studenti di An

Una settantina di studenti dei collettivi dell’ateneo di Bologna ha contestatoi il banchetto di Azione Universitaria, l’organismo studentesco di An, con cori, slogan e un fitto lancio di uova

BOLOGNA, 27 NOVEMBRE 2008 -Tensione questa mattina in Piazza Verdi con forze dell’ordine in tenuta antisommossa. Una settantina di studenti dei collettivi dell’ateneo di Bologna ha contestato il banchetto di Azione Universitaria, l’organismo studentesco di An, con cori, slogan e un fitto lancio di uova.

I no-Gelmini sono arrivati in corteo nel cuore della zona universitaria dopo aver partecipato ad una protesta contro un convegno su istruzione, pedagogia e universita’ organizzata al dipartimento del Dams di via Azzo Gardino, al quale era stato invitato il ministro che poi non vi ha preso parte. Una volta arrivati in piazza Verdi, dietro lo striscione ‘L’onda vi travolgera’’, gli studenti di sinistra hanno accerchiato il gazebo di Azione Universitaria trovando pero’ le forze dell’ordine gia’ schierate.

Cori, slogan e insulti, oltre a decine e decine di uova sono piovuti sugli studenti di An impegnati a volantinare in piazza Verdi. ‘’Fascisti carogne tornate nelle fogne’’ e ancora ‘’Siamo tutti antifascisti’’, gli slogan piu’ frequenti. La pioggia di uova e’ durata una buona mezzora e verso l’una i ragazzi di Azione Universitaria, meno di dieci, hanno smontato il gazebo e si sono diretti verso via Zamboni scortati dagli agenti della Digos, mentre lo schieramento di polizia e carabinieri teneva a bada il grosso dei contestatori. In questa fase ci sono stati momenti di tensione quando alcuni manifestanti isolati hanno cercato il contatto fisico con gli studenti di An, ma la situazione e’ stata gestita senza grossi problemi dalla Digos.

Giovedi’ scorso lo stesso gazebo era stato attaccato da una ventina di giovani dei collettivi, dodici dei quali erano poi stati portati in questura suscitando forti proteste da parte dei compagni arrivati in corteo davanti agli uffici della polizia per chiederne la liberazione. Qualche ora piu’ tardi i collettivi avevano imbrattato con scritte anti fasciste i corridoi delle aule di Azione Universitaria alla facolta’ di Giurisprudenza.

Tim Shell – Tu Scegli

Stili di vita omologati, comportamenti alimentari rischiosi: due aspetti profondamente legati tra loro da un comune denominatore: la difficoltà di accettarsi per quel che si è. Una difficoltà comprensibile ma che qui, insieme, possiamo superare.

Timshel è una piazza virtuale, nata con l’intento di favorire una sana alimentazione e di prevenire e combattere i Disturbi del Comportamento Alimentare, troppo spesso generati da abitudini dietetiche errate e dal desiderio di adeguarsi a mode e miti dei tempi moderni. Miti invadenti. Miti, per questo, da sfatare.

Un progetto ambizioso, che per essere realizzato ha bisogno di te e della tua partecipazione, perché è con te e da te che partiranno le proposte, le idee, i suggerimenti per provare a cambiare gli stili di vita e di consumo. Un traguardo che è indispensabile raggiungere: in gioco c’è il futuro. E la possibilità di viverlo in modo sereno.

Complimenti, Ministro Meloni!

In memoria di Yukio Mishima

La vita umana è strutturata in modo tale che soltanto guardando in faccia la morte possiamo comprendere la nostra autentica forza e il grado del nostro attaccamento alla vita. [...] Una vita a cui basti trovarsi faccia a faccia con la morte per esserne sfregiata e spezzata, forse non è altro che un fragile vetro. (da Lezioni spirituali per giovani samurai e altri scritti, traduzione di L. Origlia, Feltrinelli)

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Ora Basta!

Bologna:

Stamattina un gruppo di ragazzi di Azione Universitaria di Bologna e’ stato aggredito mentre volantinava ad un banchetto in Piazza Verdi. Gli aggressori, armati dell’ormai stantio arsenale di insulti antifascisti, ha distrutto il banchetto e soprattutto aggredito fisicamente i ragazzi di AU. Questi personaggi uscivano direttamente dal democratico e soprattutto apolitico movimento no gelmini, che stava tenendo una manifestazione sempre a Bologna. Non paghi, una volta che la Polizia aveva fermato questi teppisti, alcuni loro compagni si sono recati davanti alla Questura con uno striscione che recitava “Liberi subito. Siamo tutti antifa”. (Fonte: ANSA)
Distrutta dai democratici e apolitici ragazzi dell’onda No Gelmini la sala dell’Università di Bologna di Azione Universitaria, volantini strappati e scritte sui muri e in bacheca come: “Fascio okki al kranio” e “fascisti carogne”. Ah, la democrazia!

 

Firenze:

“Stamattina” rende noto Azione Giovani, “si è ripetuta la stessa pantomima. Un corteo di pseudo-studenti sfila per Viale Don Minzoni e passa dall’incrocio con Via Maruffi, strada che ospita la nostra sede. Al passare del corteo, alcuni dei nostri ragazzi escono dalla sede e contro di loro va in scena l’ignobile cagnara: prima i soliti slogan che offendono i ragazzi di destra caduti negli anni ’70, poi dalle parole si passa ai fatti e, nonostante lo schieramento delle Forze dell’Ordine, contro i ragazzi di Azione Giovani inizia un lancio di petardi, di torce e di bottiglie”.
“Ma la cosa non è finita” prosegue Azione Giovani, “ed i manifestanti (chiamiamoli così…), fatto il giro dell’isolato, hanno tentato un nuovo assalto contro la sede di Azione Giovani, passando stavolta da Via Frà Bartolomeo con tanto di nuovo lancio di petardi, fumogeni, bottiglie e lattine di birra contro i nostri ragazzi e verso la palazzina che ospita le sedi di Alleanza Nazionale, Azione Giovani e Casaggì. Durante il percorso poi, alcune torce e alcuni fumogeni sono state lanciate anche contro le vetrine di un noto bar della zona, reo di ospitare saltuariamente alcune iniziative culturali organizzate da associazioni di destra. Un sistema di ritorsione mafiosa già noto, purtroppo, nella nostra città”.

Pisa:

I manifestanti,una quindicina, calato ormai il buio, erano decisi ad andarsene e a terminare il volantinaggio, quando dal nulla un’orda appartenente alla sinistra radicale armati di spranghe, caschi e fumogeni rossi ha iniziato a correre verso le tre macchine dei ragazzi manifestanti, lanciando cori ed urla come: “fascisti, carogne, tornate nelle fogne”. Le persone appartenenti alla sinistra antagonista e ai centri sociali erano una trentina, molti dei quali già resosi colpevoli di altre aggressioni ai danni di alcuni ragazzi di Azione Giovani di Pisa.

«Gite bloccate, ma non per tutti»

Messaggero Veneto — 18 novembre 2008   pagina 15   sezione: PORDENONE

SACILE. «Sciopero delle gite a macchia di leopardo nel liceo Pujati di Sacile: sono state bloccate da alcuni insegnanti contro la riforma Gelmini. E’ penalizzata, quindi, una percentuale di studenti». Francesco Morabito è il rappresentante del popolo dei banchi di viale Zancanaro e punta il dito sul turismo scolastico negato. Con un risultato: consigli di classe separati in casa e studenti scontenti. «Niente Praga per la mia classe – specifica Francesco, eletto nei seggi della Consulta provinciale studentesca –. Nell’indirizzo delle scienze sociali si farà soltanto un viaggio di istruzione, mentre nel linguistico non ci sono state penalizzazioni. Studenti di serie A e di serie B, per meritare la gita? E’ un’ingiustizia». Ci sono modi e stili per scioperare, secondo Morabito. «Non siamo stati informati, tanto da replicare in tempo utile e con proposte alternative – ha lamentato il diciottenne liceale –. I docenti potevano trovare altri modi di protesta: per esempio durante le lezioni, magari con lo sciopero bianco. In questo modo, invece, colpiscono le attività fuori aula». La protesta docente vuole colpire il business a molti zeri del turismo scolastico e lanciare un segnale chiaro al governo. «Contro il decreto 133 e la riforma della scuola del ministro dell’Istruzione Gelmini – hanno specificato alcuni insegnanti con il turismo nel mirino –. Considerati i tagli alle risorse operati, tanto da rendere insostenibile la realizzazione di progetti didattici, attiviamo lo sciopero dei viaggi di istruzione. Le famiglie degli studenti stanno affrontando una situazione economica preoccupante». Uno sciopero a maggioranza: molti studenti in viaggio e altri a scuola, senza gita. «Si realizzeranno tutti i progetti finanziati da enti locali e ministero, con visite guidate e gemellaggi già in cantiere – hanno confermato dalle cattedre di viale Zancanaro –. Per esempio, le uscite sportive in montagna, le visite nei musei di Venezia e Treviso, le trasferte culturali di un giorno».

Chiara Benotti

Intervista di Repubblica a Giorgia Meloni

tratto da Repubblica:

Meloni: “Quella battuta su Obama
Berlusconi poteva risparmiarsela”

E difende l’operato del governo sulla riforma della scuola
di EDOARDO BUFFONI

Meloni: "Quella battuta su Obama Berlusconi poteva risparmiarsela"

Il ministro Giorgia Meloni

ROMA – Il ministro della Gioventù, Giorgia Meloni, se non fosse ministro, scenderebbe in piazza assieme al movimento studentesco. A patto – spiega – che “si manifesti contro qualcosa: contro la realtà della casta, dei privilegi e delle baronie”.
Giorgia Meloni risponde in diretta per un’ora alle domande degli spettatori di Repubblica Tv. A scrivere sono molti studenti, e nel videofoum si affronta dunque subito il tema dell’Onda, delle proteste nelle scuole e nelle università. “Io da studentessa impegnata in politica in passato sono scesa in piazza – ricorda Giorgia Meloni – anche contro governi della mia parte, ad esempio contro il ministro dell’Istruzione d’Onofrio. Ma nelle manifestazioni studentesche di questi giorni riscontro delle strane saldature tra baroni e studenti, anche perché la riforma dell’università, va detto, va incontro agli studenti e mette a freno le baronie. Nelle proteste di piazza non sono riuscita a carpire una proposta alternativa a quelle del governo. Si dice solo no e basta”.

Il governo secondo lei ha sbagliato a non ascoltare i giovani?
“No, il governo non ha sbagliato particolarmente. Certo, bisogna confrontarsi con le rappresentanze giovanili, ma ripeto, non sono riuscita a vedere una loro proposta alternativa. Dire no alla Gelmini, e chiedere di ritirare il decreto è solo uno slogan che funziona. E mi è sembrato strano – aggiunge il ministro – che dopo l’approvazione, la scorsa settimana, del decreto sull’università che prevede borse di studio ai meritevoli, fondi per le residenze e uno sblocco parziale del turn over, e che dunque va incontro agli studenti, nessuno ha detto che il provvedimento va in quella direzione”.

Cosa pensa dell’irruzione dei giovani di estrema destra nella sede Rai di Via Teulada?
“Ho seguito la vicenda di Chi l’ha visto, sono contenta che sia stato chiesto scusa, ma mi ha fatto riflettere il fatto che in quella trasmissione siano stati usati video con facce di minorenni. Sia chiaro, non giustifico quella iniziativa, ma mi chiedo se sia normale che un programma televisivo faccia quel genere di servizio. Non credo che sia di sua competenza e non mi è mai capitato di assistere ad una trasmissione che in merito a questi episodi ricercasse i volti delle persone”.
Giorgia Meloni ha 31 anni ed è il più giovane ministro della storia della Repubblica italiana ed è deputato da quando ne aveva 29. Come descritto dall’inchiesta di oggi su Repubblica, l’età media del potere in Italia è 70 anni.

Non sarebbe meglio avere un premier più giovane di Berlusconi, ad esempio Fini?
“Fini sarebbe un ottimo leader, ma il Popolo della libertà ha una leadership molto forte che è quella di Silvio Berlusconi e per ora andiamo bene così. Comunque il problema della gerontocrazia è reale, siamo un paese bloccato. Dove i giovani non hanno sbocchi. E la politica non gliene da. Il mio è un caso isolato”.

Cosa pensa della battuta di Berlusconi su Barack Obama abbronzato?
“Sarebbe stato meglio se se la fosse risparmiata. Ma sarebbero tante le cose da risparmiare nella politica italiana e non solo: con la stessa attenzione con cui torniamo su queste vicende, dovremmo occuparci delle cose che tanti quotidiani stranieri dicono di noi. La battuta di Berlusconi può essere stata vista come una gaffe, ma poi è stata esagerata per farne un caso politico. Mi pare che la risposta migliore l’abbia data Obama con una telefonata al presidente Berlusconi ripresa in tutto il mondo. Comunque il caso è stato un po’ forzato”.

Nel Consiglio dei ministri è possibile dissentire dal premier?
“Certo. Il nostro cdm non deve essere disegnato come quello di Ceausescu. Siamo un sistema democratico, c’è un Consiglio dei ministri, ci sono le forze politiche e si può dibattere di tutto”.

Cosa pensa delle classi differenziate proposte dalla Lega?
“E’ un provvedimento ancora da studiare nel dettaglio. Può essere comunque uno strumento utile per integrare i giovani stranieri, altro che razzismo o apartheid. Chi viene in Italia deve fare una scelta chiara e consapevole sulla patria in cui vuole vivere. Perché la patria è una scelta. Ma poi vi chiedo: è davvero solidarietà far entrare in Italia tutti questi immigrati per poi metterli a lavare i vetri ai semafori?”.

(11 novembre 2008)

Studenti, sfida sulla riforma Gelmini

Ieri abbiamo partecipato ad una assemblea sulla Riforma Gelmini, tenutasi al Liceo Grigoletti di Pordenone, organizzata da Andrea Brunzo e Francesca Cazorzi, studenti del sopra citato liceo. È stata una occasione di dialogo e discussione molto interessante, unica nota negativa la scarsa affluenza di studenti, simbolo veramente di una situazione che DEVE ASSOLUTAMENTE CAMBIARE, e per il cui cambiamento tutti gli studenti possono e devono fare qualcosa. Quì sotto l’articolo di Sara Carnelos, dal Gazzettino di Pordenone di oggi 14 Novembre 2008.

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Caro ministro ecco le nostre controproposte alla Riforma… Questo il tenore dell’assemblea degli studenti delle superiori che si è svolta al liceo Grigoletti. Toni alti, ma nel pieno rispetto delle regole, tra i ragazzi che sono intervenuti al dibattito. Gettate, dunque, le basi per una lettera aperta che a breve verrà inviata a Maria Stella Gelmini. Così la scuola non va bene, diciamo no allo status quo e vogliamo avanzare proposte per il ministro, ha esordito lo studente Andrea Brunzo.

Meno proteste e più proposte, lo slogan di Riccardo Favaro, numero uno provinciale di Azione studentesca e due della Consulta degli studenti. E le proposte le ha snocciolate con stile. Ma prima di tutto, abbasso lo stereotipo di bulli e pupe, gli studenti rivendicano la volontà di coinvolgimento nelle decisioni importanti. Favorevole alla proposta dell’introduzione in tutte le scuole superiori dell’educazione civica, Favaro ha rilanciato suggerendo al ministro di dedicare alcune ore del programma al volontariato. «Per noi studenti questo il suo pensiero sarebbe importante riscoprire le basi sociali, vedendo quante persone stanno peggio di noi e dando il nostro contributo». Seconda proposta: Vivere una scuola in modo più attivo: aprendo le porte di tutti gli istituti anche nel pomeriggio, ha indicato Favaro.Mette al centro del dibattito un grande interrogativo, il presidente della Consulta, Giulio Di Lorenzo: Perché ogni Governo deve iniziare con i tagli alla scuola, cosa abbiamo fatto noi studenti di male?. Detto ciò è partito il confronto tra i due neoeletti alla Consulta. Sono d’accordo sul prezzo bloccato di un testo scolastico, piuttosto che libri-sussidiari che durano cinque anni, ha specificato Di Lorenzo. Se il ministro dell’Istruzione ha previsto il blocco degli aggiornamenti dei libri di testo per venire incontro alle famiglie, l’esponente di Azione studentesca alza il tiro, suggerendo l’introduzione massiccia degli e-book, utile strumento alternativo al cartaceo sia per studenti che per i docenti. Si favorirebbe in questo modo ha chiarito il vicepresidente della Consulta l’approccio multimediale e interattivo. Sull’educazione civica entrambi i giovani hanno apprezzato la decisione ministeriale. E’ una disciplina fondamentale per costruire le basi di una persona ha sostenuto il presidente della Consulta per ora gli istituti tecnici sono avvantaggiati, rispetto ai licei.Presa di petto la Riforma che è stata analizzata da più lati, a partire dalle sua fondamenta: l’introduzione oramai certa del maestro unico, o meglio prevalente. Vorrei sapere dove verranno collocate 87mila persone, non potranno restare senza lavoro? si è domandato Di Lorenzo. Pronta la risposta di Favaro: La scuola non è uno stipendificio. È troppo presto per analizzare gli effetti di questa riforma. Da quando esiste la scuola gli ha fatto eco Brunzo i conti non sono mai tornati. Eppure si va avanti: siamo nel Paese delle meraviglie. I ragazzi della Consulta si sono formati, tuttavia, con più maestri. Io ne ho avuti cinque ha rimarcato Di Lorenzo e in tutti loro sono riuscito a trovare un punto di riferimento. Mia madre ne ha avuto uno solo e non la vedo traumatizzata, ha incalzato Francesco Morabito. Pace fatta sul voto in condotta: i due sfidanti sulle idee della Riforma, Di Lorenzo e Favaro si sono detti contrari ad armi che possono diventare strumenti di minaccia in mano ai docenti.

Sara Carnelos

Intervista a Michele Pigliucci dopo l’occupazione della sede della CGIL scuola

 

da qua:

Michele Pigliucci è il responsabile nazionale di Azione Studentesca (il movimento di destra legato ad Alleanza Nazionale nei licei). E’ lui uno di quelli che oggi, insieme ad una trentina di rappresentanti, ha occupato la sede della Cgil scuola, in vista della manifestazione degli studenti di domani a Roma, a cui aderisce il sindacato di Epifani, con la Uil, ma senza la Cisl. E a cui è prevista la partecipazione di migliaia di studenti che la pensano diversamente da Pigliucci.
“Naturalmente la scelta non è casuale”, spiega Pigliucci, “Perché noi siamo a favore dei provvedimenti della Gelmini in materia di scuola e non capiamo la giornata di domani, dopo per altro che il ministro dell’Istruzione ha anche mostrato una forte apertura al mondo dell’università”.

Cosa vi piace del provvedimento della Gelmini? Il taglio di 8 miliardi di euro riguarda tutti i gradi dell’istruzione scolastica, anche i licei che voi rappresentate.

Siamo contrari solo al voto in condotta. Per il resto condividiamo le scelte del ministro, a partire dal provvedimento contro le nuove edizioni dei libri di testo, che grazie a lei dureranno 5 anni.
I tagli poi colpiranno la classe docente, diminuendo il numero dei professori.

Perché, sono troppi? Hanno gli stipendi più bassi di Europa. Lavorano con voi, lo sapete.

Proprio per questo. Vogliamo una scuola migliore, e anche professori pagati meglio. Saranno di meno, pagati di più, e premiati per la produttività.
Noi lottiamo per una scuola più preparata e competitiva, e chiediamo di collegare le carriere dei professori ai risultati educativi conseguiti; istituire un comitato di valutazione dei docenti su base provinciale.

Non credi che il taglio di 8 miliardi del governo sia stato indiscriminato, motivato dalla necessità di “fare cassa”?

No, lo erano quelli dell’Università, e ci si è corretti.

La Gelmini è tornata indietro, però, per le proteste che hanno riempito le piazze, proprio per quelle manifestazioni, come quella di domani, che voi criticate.

Sono d’accordo. Però, proprio perché il governo ha fatto una marcia indietro sull’università, non capiamo la necessità della manifestazione.

Torniamo ad oggi. Non credi che vi stiano strumentalizzando, con l’attacco ad un sindacato fortemente isolato?

Isolato sì, ma da pochi giorni.

Insomma, non è proprio una novità. Da Alitalia alla partita sui contratti degli statali lo strappo è dichiarato.

D’accordo. Però i motivi ci sono. In materia di scuola dimostrano di stare fuori dal mondo. Non è possibile che gli altri sindacati abbiano trovato un punto di incontro con la Gelmini e la Cgil continua ad opporsi. Il vero motivo dello scontro è solo politico, stiamo parlando di un sindacato che ha un logo rosso. E con questo non voglio dire che abbiamo occupato perché sono comunisti; ho il massimo rispetto per chi la pensa in modo diverso da me, ma non se un’ideologia condiziona fino in fondo il modo di vedere la realtà.

Ti sei spiegato. Perché arrivare ad occupare, però? Non hai paura che l’opinione pubblica associ la destra ad un movimento violento, dopo le vicende degli ultimi giorni, da piazza Navona all’invasione degli studi Rai dopo “Chi l’ha visto” da parte del Blocco Studentesco?

Lo abbiamo fatto per riportare l’attenzione sui veri temi della scuola; per avere un po’ di visibilità. Azione studentesca è in Italia l’organizzazione di maggioranza nelle scuole, e su stampa e tv vediamo e ascoltiamo solo ragazzi di sinistra.
Non capisco poi l’associazione con Blocco Studentesco; che è cosa diversa da noi, e lo dimostra il fatto che loro sono fortemente contrari al governo.
Tra l’altro l’occupazione di oggi è stato un gesto goliardico.

Che significa?

Eravamo tutti disarmati, siamo entrati pacificamente, ci siamo seduti per terra e abbiamo cominciato a cantare la “Società dei Magnaccioni”. Il tutto per soli 5 minuti. E mi hanno denunciato.

Insomma secondo voi è solo una goliardata, ma entrare in casa d’altri non lo è.

Vorrei sottolineare che siamo stati bene attenti a non rispondere alle provocazioni. I sindacalisti battevano i pugni sul tavolo e noi reagivamo sorridendo, nonostante la gente intorno che ci riprendeva con i telefonini.

Al Leomajor difendono Chiarotto, "Azione" chiede le dimissioni

Dal Gazzettino di Pordenone di oggi 14 Novembre 2008.

(S.C.) In questi giorni Sergio Chiarotto, preside del Lepardi Majorana è tra i dirigenti più “chiacchierati” della Destra Tagliamento. Di lui ne parlano soprattutto gli studenti, poiché ne rappresenta mille e 800. Da sempre è considerato una figura paterna al Leomajor. Quante volte lo abbiamo visto parlare ai suoi ragazzi durante scioperi e manifestazioni. Su di loro ha un’ascendente particolare, in prima battuta c’è un rispetto riverente. Ed è anche per questo che le scelte personali del dirigente Chiarotto che alle primarie è in lizza con Giorgio Zanin per la candidatura alle provinciali con il Pd, restano per molti studenti del liceo cittadino, indiscutibili. E come dire che si fidano della persona, al di là di come la pensa politicamente. E per questo lo difendono a spada tratta. Due modi di vedere diversi, dunque, tra Giulio Di Lorenzo, presidente della Consulta studentesca e allievo al Leomajor e Riccardo Favaro, presidente provinciale di Azione studentesca che ha chiesto un segnale forte a Chiarotto: le dimissioni dal vertice della sua scuola. “Ho massimo rispetto per una persona che si è sempre dimostrata all’altezza del suo ruolo ha dichiarato Favaro che è di garanzia e quindi superpartes so che legalmente può mantenere la sua carica, ma il nostro è un invito morale a dimettersi, un consiglio, proprio in virtù del fatto che ricopre la carica più alta della scuola”. Non usa lo stesso metro di misura Favaro con l’insegnante Giorgio Zanin. “Un docente se in classe mantiene la propria neutralità, nella vita potrà fare le scelte che ritiene”, ha detto il presidente di Azione studentesca. Chiarotto rappresenta mille e 800 studenti ammette Di Giulio, suo difensore per noi è un punto di riferimento e non possiamo chiedergli le dimissioni per rispetto delle regole, tanto più che in classe non fa propaganda politica, è superpartes. Non si chiude qui la diatriba che ha per oggetto Chiarotto. A breve Di Giulio, chiederà un confronto con gli studenti, in modo che la posizione si faccia chiara una volta per tutte.