Monthly Archive for January, 2008

Scherzo telefonico a Michele Pigliucci

Ecco il video dello scherzo a Michele Pigliucci, il presidente nazionale del nostro movimento il quale, chiamato ad intervenire ad un programma di una rete locale in cui si parlava di droghe, subisce lo scherzo telefonico dei propri amici i quali se la ridono, mentre lui, ben conscio di ciò che sta succedendo, riesce miracolosamente a non ridere!

 

Foibe, AN "in guerra" con la Consulta Studentesca

Pubblichiamo volentieri questo articolo apparso ieri sul Messaggero di Pordenone, e per le cui parole ringraziamo vivamente il Presidente Provinciale di AN dottor. Alessandro Ciriani.

Dal Messaggero di Pordenone di Giovedì 17/01/2008

FOIBE, OPUSCOLO NEGATO. AN “IN GUERRA” CON LA CONSULTA STUDENTESCA

Foibe, l’argomento è «fazioso», l’opuscolo informativo non si stampa. È quanto deciso dalla Consulta provinciale degli studenti, scelta contestata dal presidente provinciale di An, Alessandro Ciriani. «Apprendo da alcuni rappresentanti della Consulta provinciale degli studenti – rende noto – che la loro proposta di stampare un opuscolo informativo sulla tragedia delle foibe è stata bocciata dalla consulta stessa con una motivazione a dir poco assurda: la preoccupazione di eccessiva faziosità nell’affrontare l’argomento».

E aggiunge: «Mi chiedo se analoga perplessità avrebbe animato il giudizio di chi ha cassato la proposta se all’ordine del giorno ci fosse stata la commemorazione dell’Olocausto. Credo di no e sarebbe assolutamente grave se ci fosse qualcuno che chiedesse di sentire anche il parere di un nazista su quanto accaduto nei lager».

In questo caso, quindi, aggiunge il presidente di Alleanza Nazionale, «siamo al delirio dell’ignoranza. È gravissimo che rappresentanti degli studenti si siano dimostrati campioni della prepotenza e dell’intolleranza culturale arrivando ancora a negare spazio all’approfondimento storico su un argomento che è stato colpevolmente trascurato da tutti per decenni. Purtroppo siamo alle solite: esistono genocidi politicamente corretti e genocidi che non vano ricordati».

Alleanza Nazionale ribadisce «il suo impegno per difendere la memoria offesa degli esuli e di chi morì nelle foibe e lo farà ad ogni libello, perché quella pagina di sangue è un tassello insopprimibile della storia del nostro popolo.

Se manterrà incarichi istituzionali, aggiunge Ciriani (che è anche vicepresidente della Provincia) «è mia personale intenzione ricordare alle scuole che la collaborazione con le istituzioni deve essere onorata con una sincera e trasparente adesione alla “Giornata del Ricordo” istituita con la legge per commemorare i martiri delle foibe e non con il disinteresse».

Ai rappresentanti della Consulta degli studenti Ciriani manda a dire che «per quanto in mio potere, per loro eventuali iniziative non avranno alcun appoggio dall’ente di cui sono assessore fino a quando non saneranno con doverose scuse l’ennesima ferita inferta alle famiglie e ai discendenti di chi morì o di chi fu costretto a scappare dalla propria terra per colpa dell’odio comunista».

E ANDIAMO AVANTI!

IN ALTO I CUORI!!

Comunicato Stampa

Pordenone, 11/01/2008

COMUNICATO STAMPA

È con immenso rammarico che ora scrivo questo comunicato.

Nella giornata di oggi, venerdì 11 gennaio 2008, la nostra proposta per la creazione e la distribuzione di un opuscolo informativo sulla tragedia delle foibe, indirizzato a tutti gli studenti del Triennio della Provincia, è stata bocciata dall’Assemblea della Consulta.

Il tutto sarebbe costato non più di 500 € alla stessa, poiché l’iniziativa avrebbe avuto il supporto e la collaborazione dell’ente Provincia che, grazie l’interessamento del Vicepresidente Alessandro Ciriani, in accordo con il Presidente Elio De Anna, avrebbe coperto i costi rimanenti. Da sottolineare che la spesa non sarebbe stata eccessivamente gravosa per le casse della Consulta, che contano 5000 € più i finanziamenti che dovranno ancora arrivare dalla Regione Friuli – Venezia Giulia.

Il vero problema, secondo alcuni rappresentanti, era che i testi del libretto realizzato dalla Regione Veneto l’anno scorso ed utilizzato come spunto ed esempio per la presentazione del nostro progetto, fossero troppo di parte. Insomma, affermare che le vittime delle foibe sono cadute per mano del comunismo è strumentalizzazione, è essere di parte. Avremmo dovuto dire forse che sono morte di freddo, come qualcuno osava affermare anni fa? I testi comunque sarebbero stati redatti da un comitato scientifico di storici qualificati.

Bisogna ammettere che l’idea di celebrare la Giornata del Ricordo era passata all’unanimità dei voti, ma alla fine, tra le commissioni create per occuparsi dei temi come la Giornata dell’Arte e dello Sport, non ne figurava una per realizzare qualcosa di concreto per la giornata del 10 febbraio.

Dovremo accontentarci della conferenza organizzata dalla Consulta insieme al Comune di Pordenone e le Associazioni di Esuli, rimpiangendo però l’ennesima occasione persa di fare qualcosa che, finalmente, potesse permettere agli studenti di scindere il concetto di “Consulta” dal solito concetto di “Giornata dell’Arte”, che sembra veramente l’unica attività che questo Organo Studentesco sappia organizzare.

E sarebbe stato proprio questo il pregio di questa iniziativa. Sarebbe stato soprattutto quello di coinvolgere tutti gli studenti, a prescindere dalle loro connotazioni politiche, anziché rendere partecipi di questo Ricordo solo ed unicamente quei “fortunati” che potranno assistere alla conferenza sopra citata.

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Le scellerate affermazioni dell’ANPI FVG sul tema foibe

Tratto dal Gazzettino di giovedì 10/01/2008:

Foibe. Cavità scavate dall’acqua e colmate dalla morte. Una memoria a lungo seminascosta alla coscienza nazionale e che nel 2008 il Comune di Roma, mentre l’area Schengen si allarga alla Slovenia, intende far scoprire ai propri giovani: la capitale ha stanziato 55mila euro per organizzare visite di studenti sul posto. Ma la cosa non piace all’Anpi del Friuli Venezia Giulia, che in una dura lettera al sindaco Walter Veltroni parla di iniziativa ispirata dal «revisionismo fascista» e lamenta una sorta di “privilegio” a favore dei morti infoibati rispetto a quelli della Risiera di San Sabba o del Campo d’internamento italiano di Gonars.

Senza vergogna

Sono passati più di sessant’anni dalla seconda tragedia mondiale, più di sessant’anni dalle deportazioni e dall’Olocausto, il massacro più inaccettabile della storia. Ma anche più di sessant’anni da quando migliaia di innocenti, soltanto in parte ex sostenitori del regime fascista e assai più spesso semplicemente “non comunisti” e “italiani”, sono andati a sparire legati l’un l’altro dal fil di ferro negli inghiottitoi del Carso: il primo dannato veniva ucciso da un colpo di pistola o da una fucilata, gli altri trascinati nell’abisso “per caduta”.

Per lunghi e ingiusti decenni le ragioni di opportunità politica consigliarono all’Italia di non alzare la voce su queste vittime “differenti”, parlare anche di Foibe non era politicamente corretto. Per troppo tempo s’intese catalogare con misure dispari di nobiltà chi innocentemente era morto per mano nazifascista da chi innocentemente era caduto per mano di un tiranno di colore diverso. La caduta del Muro, l’indipendenza e il nuovo corso sloveno, l’aggregazione europea e ora finalmente la dissoluzione anche formale della frontiera hanno allontanato i fantasmi una volta per tutte. Le autorità di Lubiana, per verità storica non meno che per ragion pratica, non hanno avuto difficoltà a riconoscere, negli ultimi anni, che le Foibe sono state una vergogna criminale. Si può discutere, e in effetti si discute, sul carattere di vendetta che questi assassinii dovettero avere dopo che molti sloveni e croati erano stati perseguitati, internati o passati per le armi da tedeschi e italiani. Queste cose avvennero, il lager italiano dell’isola di Arbe è un’atrocità oggettiva al pari dell’isola che le sta in fronte: Goli Otok, Isola Calva, dove Tito dannò ai lavori forzati i giovani stalinisti, slavi e italiani, che in buona fede avevano creduto all’utopia collettivista e non intesero tradirla dopo la rottura di Belgrado, nel 1948, con il Cominform a guida sovietica.

Perciò l’ineludibile riconciliazione storica e morale può non seguire linee rette ed essere costretta alle tortuose eventualità di dialoghi difficili: si parla di ferite non rimarginate. Ma che ora proprio dall’Italia si levino nuove critiche a chi considera un dovere scoprire anche la memoria non convenzionale suona come una intollerabile ingiustizia, un perpetuare la classificazione delle vittime. Portare la gente davanti alle lapidi delle Foibe favorisce un futuro cosciente e condiviso. Si finiva nella tramoggia della barbarie – di ogni barbarie – per ragioni di razza, per fede, spesso per semplice antipatia personale. La Resistenza contribuì con il sangue alla liberazione dal buio. Ma di fronte a questa posizione dell’Anpi, cioè di una parte dei combattenti di allora, si direbbe che ancora una volta la verità sia una maestra che fa fatica a insegnare tutto il programma. Come a Porzus.

Maurizio Bait

Che dire ai partigiani dell’ANPI del Friuli- Venezia Giulia.. VERGOGNA, per non dire di peggio! Non si possono accettare simili discorsi da coloro che combattevano per il nemico Slavo! Non si possono accettare da coloro che compirono la vile strage del Porzus! Non si può accettare da coloro che non si opposero alla tragedia delle foibe, ma che anzi, aiutarono l’invasore nei suoi piani di conquista! La Storia è Storia, ma questo non lo accettiamo!

In ricordo di Cristian Pertan

Questo video è dedicato al Camerata Cristian Pertan, deceduto in un incidente a soli 31 anni l’1 gennaio 2005.

La canzone nel filmato è “Terra Rossa” eseguita dagli Ultima Frontiera ed il cui testo, scritto proprio da Pertan, è presente in questo blog.

CAMERATA CRISTIAN PERTAN PRESENTE!

Acca Larentia: IO SONO IN LUTTO!

Come spesso accadeva in quegli anni, la giornata stava trascorrendo in un clima abbastanza teso. Alle 18.20 circa, un gruppo di militanti del Fronte della Gioventù esce dalla sezione di Acca Larenzia per andare a fare un volantinaggio. Immediatamente un commando di 5 o 6 persone (l’attentato sarà in seguito rivendicato dai Nuclei Armati per il contropotere territoriale) apre il fuoco contro i ragazzi del Fronte.

Franco Bigonzetti è il primo ad essere colpito. Un altro ragazzo, ferito ad un braccio, riesce a rientrare in sezione e si chiude dentro. Gli altri si gettano a terra, ma il commando spara di nuovo e colpisce Francesco Ciavatta, che stava tentando di salire sulle scalinate a fianco del portone della sezione. Cade a terra. Morirà poco dopo in ambulanza. Alla notizia dell’agguato, costato la vita a due ragazzi, a due militanti poco più che ventenni, davanti alla sezione di Acca Larenzia si raduna una gran folla: forze dell’ordine, membri del partito, giornalisti, ma soprattutto giovani, i camerati dei ragazzi uccisi, forse quelli colpiti più da vicino da quel gesto folle.

La tensione è altissima. Un giornalista ed un cameraman, dopo aver ripercorso le tappe dell’agguato, si fermano accanto ad una macchia di sangue e uno dei due vi getta distrattamente sopra un mozzicone di sigaretta. I ragazzi presenti reagiscono in malo modo: i due vengono malmenati e ne nascono tafferugli e scontri. I carabinieri lanciano lacrimogeni.

Il capitano Sivori, impugnata la sua pistola, cerca di sparare nel mucchio dei manifestanti, ma l’arma si inceppa. Si fa dare allora la pistola di un suo sottoposto, si inginocchia e prende la mira: questa volta i proiettili partono, e viene colpito Stefano Recchioni, che morirà dopo 48 ore di agonia (9 gennaio).

“(…) Mentre siamo in riunione arriva la notizia che nella sede di Acca Larenzia i compagni hanno sparato di nuovo (…). Quella sera del 7 gennaio, presi dalla rabbia per la morte di Francesco Ciavatta e Franco Bigonzetti, i ragazzi iniziano gli slogan di protesta contro carabinieri e celere, che sono lì davanti alla sezione per prevenire incidenti. Quella loro presenza di controllo è inaccettabile (…). Il tono delle grida aumenta e dalla parte dei carabinieri iniziano a sparare lacrimogeni. La distanza tra noi missini e i carabinieri è minima e non si capisce perché ci sparino addosso. Indietreggio.

Mi giro e vedo a terra quel ragazzo biondo con cui stavo parlando poco prima. E’ Stefano Recchioni e torno indietro per aiutarlo a rialzarsi. Gli metto una mano dietro la testa per sollevargliela e gli occhi azzurri gli roteano all’indietro. Sulla mano ho una strana sensazione di caldo: provo a tirarlo su, ma quando la macchia di sangue si allarga sui miei jeans, capisco che non è stato colpito da un lacrimogeno, ma da un proiettile alla nuca. Da una parte i carabinieri, dall’altra chi ha cercato riparo verso la sezione e si aspetta un’altra carica. Sulla strada è rimasto il corpo di Stefano, che continuo a tenere tra le braccia. Non darà più segni di vita e il mio grido di aiuto non basterà a fermare quel sangue e a salvargli la vita. Non verso nessuna lacrima, ma niente da quel momento sarà più come prima”.

Fonte: Carpe Diem

Protesta AG Napoli a Villa Rosebery

Dall’agenzia ANSA

Napoli:protesta An a Villa Rosebery

(ANSA) – NAPOLI, 2 GEN – Protesta di alcuni militanti di Alleanza Nazionale nei pressi di Villa Rosebery, a Napoli, dove soggiorna il presidente Napolitano. Alcuni ragazzi di ‘Azione Giovani’ hanno srotolato uno striscione con la scritta ‘Dopo il cenone sciogli Comune e Regione’. I manifestanti hanno anche mostrato foto dei siti di accoglienza dei rifiuti e di discariche a cielo aperto. A loro si e’ anche unito il presidente provinciale di An, Bobbio che ha chiesto a Napolitano di ricevere una delegazione.

E bravi camerati napoletani! :-) Almeno noi giovani di Destra facciamoci sentire!